Settembre 22, 2026

Fotovoltaico su pensiline autostradali alla Barriera di Roma Est

Lungo l’Autostrada A24, al chilometro 8.1, Renexia Services ha realizzato per Strada dei Parchi un impianto fotovoltaico da 210 kWp installato interamente su coperture esistenti. Nessun terreno occupato, nessuna nuova struttura: solo superfici che c’erano già e che oggi producono energia. L’impianto è in funzione dal 24 agosto 2026.

Che cosa è stato costruito

Sopra la tettoia delle piste di esazione della Barriera Roma Est, lunga circa 135 metri e larga 12, e sopra quella del parcheggio della Stazione di Lunghezza sono stati montati 466 moduli fotovoltaici monocristallini da 450 Wp, per una potenza complessiva di 210 kWp. I pannelli poggiano su strutture in acciaio ancorate alle coperture preesistenti, verificate per reggere i carichi aggiuntivi. Sotto di essi corrono le condutture elettriche, i quadri di campo in corrente continua, i quadri di potenza e gli inverter che rendono l’energia utilizzabile dagli impianti della barriera. Un campo solare della stessa potenza, a terra, avrebbe richiesto 0,2 ettari di superficie.

Progettare un cantiere che non ferma l’infrastruttura

Il vincolo progettuale più stringente non era tecnico ma operativo: il casello non poteva chiudere. Ogni fase di montaggio è stata pianificata per convivere con il traffico in transito sotto le pensiline, il lavoro in quota e la presenza di parti in tensione nelle lavorazioni conclusive. Renexia Services ha gestito la commessa dalla programmazione al presidio in campo, affidando la realizzazione chiavi in mano a Essesolar, mentre la direzione lavori e il coordinamento della sicurezza sono stati curati da Infraengineering del Gruppo Toto. Lavori avviati l’8 giugno, impianto in esercizio il 24 agosto: poco più di due mesi, senza interruzioni del servizio autostradale.

Generazione distribuita dove l’energia si consuma

L’impianto alimenta i carichi elettrici della barriera e delle aree di stazione – illuminazione, sistemi di esazione, apparati tecnologici e di monitoraggio – attivi ventiquattro ore su ventiquattro. In questa prima fase funziona in isola, cioè in solo autoconsumo, in attesa che l’operatore di rete completi l’attivazione della connessione. È la configurazione che rende

questi progetti efficienti: l’energia viene prodotta a pochi metri dai carichi che deve servire. Si riducono le perdite di trasporto, si stabilizza il costo energetico di un’utenza a funzionamento continuo e si alleggerisce la domanda sulla rete locale. Un casello autostradale, con consumi costanti e prevedibili durante tutto l’anno, è un profilo di consumo che si accoppia bene con la produzione solare.

L’innovazione sta nel dove, non nel come

La tecnologia impiegata a Roma Est è matura e collaudata. L’elemento innovativo è la scelta del sito: prendere una superficie costruita per tutt’altro scopo – riparare piste di pedaggio e posti auto – e farle svolgere una seconda funzione senza sottrarle la prima. È una direzione che il settore sta esplorando con crescente attenzione, perché risponde al nodo principale dello sviluppo fotovoltaico in Italia, che non è la disponibilità di tecnologia ma quella di spazio. Le superfici di pertinenza delle infrastrutture di trasporto – pensiline, aree di servizio, piazzali, barriere fonoassorbenti – offrono su scala nazionale un potenziale stimato nell’ordine dei gigawatt, già impermeabilizzate, già servite da allacciamenti elettrici, già presidiate per manutenzione. Energia rinnovabile che non entra in competizione con l’agricoltura né modifica il paesaggio.

Un modello replicabile lungo le reti

Roma Est ha le caratteristiche di un prototipo industriale più che di un intervento isolato. La sequenza applicata – verifica strutturale della copertura, analisi dell’esposizione, mappatura dei consumi locali, progettazione del cantiere attorno all’esercizio dell’infrastruttura – è ripetibile su ogni sito con quelle condizioni, e le reti autostradali italiane ne contano molti. Per Renexia Services il valore del progetto sta soprattutto qui: nella competenza a portare impianti rinnovabili dentro contesti operativi complessi, dove il committente non può permettersi fermi di servizio e dove la sicurezza in cantiere è il primo vincolo di progetto, non l’ultimo controllo. La transizione energetica, su infrastrutture di questo tipo, si gioca meno sull’innovazione dei componenti e più sulla capacità di integrarli in ciò che già esiste e continua a funzionare.

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